Ho visto la felicità, ed ha il colore dei tuoi occhi.
Ho visto la felicità, ed ha il sorriso del tuo viso.
Ho visto la felicità, ed ha le mani come le tue.
Ho visto la felicità, ed ha la perfezione del tuo cuore.
"Presi un po' di neve bianca, la misi in frigo per regalartela in una notte d'estate, pensando al Natale".
settecentotrentagiorniinsiemeate.
30 ottobre 2009
27 ottobre 2009
Il taxi bianco
Ci si ritrovò, improvvisamente, a veder auto bianche che lentamente invasero le città. Prima pochissime, di solito scassate ed economiche, di solito usate per lavoro o poco altro. Poi cominciarono ad apparire auto di grossa cilindrata, SUV, sportive, e da lì a poco fu un'invasione vera e propria.
Ci fu un momento, uno o due anni fa (chi si ricorda più), in cui l'auto bianca diventò lo status symbol della figaggine, che andava dalla Fiesta all'Audi TT. Era tutto uno spento bianco/finto elegante, che inondò anche la pubblicità.
Se non avevi l'auto bianca non eri nessuno, non importava quale auto.
A distanza di tempo, vedere tutte queste auto bianche in giro fa un certo effetto, ed è uno solo: che sembra che ci sia una cazzo di moltitudine di taxi, in giro per la città, e mai nessuno che si ferma quando li chiami.
Ci fu un momento, uno o due anni fa (chi si ricorda più), in cui l'auto bianca diventò lo status symbol della figaggine, che andava dalla Fiesta all'Audi TT. Era tutto uno spento bianco/finto elegante, che inondò anche la pubblicità.
Se non avevi l'auto bianca non eri nessuno, non importava quale auto.
A distanza di tempo, vedere tutte queste auto bianche in giro fa un certo effetto, ed è uno solo: che sembra che ci sia una cazzo di moltitudine di taxi, in giro per la città, e mai nessuno che si ferma quando li chiami.
03 settembre 2009
Gaetano

Son già passati vent'anni da quel giorno là. Ciao capitano.
E invece nessuno è stato grande come Gaetano, perché gli altri, compresi i sommi Beckenbauer e Baresi, erano difensori che avanzavano, lui era difensore in difesa, centrocampista vero a centrocampo, attaccante vero in attacco. Era unico.
(Luigi Garlando, «L'esempio di Scirea, una favola che vive». La Gazzetta dello Sport, 3 settembre 1999)
30 agosto 2009
Cade la pioggia
È buffo, no? Oggi piove, dopo chissà quanto tempo. Non ricordavo nemmeno più l'odore della pioggia. Proprio oggi. Buffo, no?
Cade la pioggia e tutto resta, nei ricordi di 22 mesi trascorsi a cuore aperto e occhi dentro occhi. Pizza, amore e telefilm. Siamo noi contro ogni pensiero cattivo, siamo noi che camminiamo mano nella mano.
Con te la pioggia mi ha fatto rinascere, la pioggia ci ha fatto amare, la pioggia ci ha fatto mischiare lacrime, la pioggia ci ha fatto dire parole sincere, la pioggia mi ha fatto cambiare, la pioggia ci ha accarezzato la pelle ed il cuore, in quel nostro posto che non c'è.
Fuochi d'artificio e un bicchiere di vino, per brindare a noi guardando sempre più in là, una vita e una casa insieme che ci aspettano con un sorriso. Pizza, amore e telefilm.
Ventidue. Due. Due. Come noi. Due.
Cade la pioggia e tutto resta, nei ricordi di 22 mesi trascorsi a cuore aperto e occhi dentro occhi. Pizza, amore e telefilm. Siamo noi contro ogni pensiero cattivo, siamo noi che camminiamo mano nella mano.
Con te la pioggia mi ha fatto rinascere, la pioggia ci ha fatto amare, la pioggia ci ha fatto mischiare lacrime, la pioggia ci ha fatto dire parole sincere, la pioggia mi ha fatto cambiare, la pioggia ci ha accarezzato la pelle ed il cuore, in quel nostro posto che non c'è.
Fuochi d'artificio e un bicchiere di vino, per brindare a noi guardando sempre più in là, una vita e una casa insieme che ci aspettano con un sorriso. Pizza, amore e telefilm.
Ventidue. Due. Due. Come noi. Due.
Could we stay right here
'till the end of time, 'till the earth stops turning
I'm gonna love you 'till the seas run dry
I've found the one I've waited for
Lamb, "Gorecki"
18 agosto 2009
L'ultima gara
Come pastelli su carta.
È quasi come disegnare quando si è bambini. Si ha davanti un foglio bianco, milioni di pastelli colorati, mille idee per la testa su figure esistenti e non, e la totale incapacità di fermare quelle fotografie su carta.
Solo che non gliene importa niente di fare quella cosa lì, i bambini disegnano e basta.
Anche i tuoi occhi vedono dentro di te esattamente quella cosa lì, eppure non riescono a descriverla, e nemmeno a farne una figura con tratti di grafite.
Solo che il tempo passa, inesorabile giudice davanti al tuo corpo immobile e impotente. Ecco la differenza con un bambino. Tu non riesci a far uscire nient'altro, le tue mani restano appoggiate ad un bianco che ti acceca, e ti blocca sempre di più. È un vortice infinito, e più passa il tempo più fai fatica ad uscirne.
Rendersene conto è già come aver fatto forza per tentare la scalata, verso quella luce di cui hai bisogno e che dovrà reggere il tuo futuro.
Rendersene conto mettendo verso quell'obiettivo un centimetro per volta. Uno. Due. Tre. La fine è lontanissima, ma arriverà.
Tra un mese la testa e il corpo saranno altrove, mentre un mare ti separerà da un pezzo di futuro, che ora è ad un bivio decisivo.
Quand'eri piccolo sei sempre stato il primo della classe, o giù di lì. Eri quello che imparava in fretta, quello che la maestra "ma quanto è intelligente!". Eri quello che aveva interessi e passioni che gli altri si sognavano. Eri quello che "se ora è così, chissà tra qualche anno". Eri quello che poteva diventare molto, e invece ad un certo punto si è fermato, sparito, bloccato.
Solo che il mondo intorno non si ferma. Non si ferma per nessuno, cazzo, e nemmeno per te. Le delusioni, le sconfitte, le sfide rimandate a mai, il vedersi sorpassare. Fa male.
Ora sei in fondo, ultimo tra gli ultimi. Il recupero sembra impossibile, eppure senti di potercela fare come non mai. Sarà perché c'è lei. È sicuramente perché c'è lei.
Sta per cominciare l'ultima gara. Corri, figlio di puttana, corri.
È quasi come disegnare quando si è bambini. Si ha davanti un foglio bianco, milioni di pastelli colorati, mille idee per la testa su figure esistenti e non, e la totale incapacità di fermare quelle fotografie su carta.
Solo che non gliene importa niente di fare quella cosa lì, i bambini disegnano e basta.
Anche i tuoi occhi vedono dentro di te esattamente quella cosa lì, eppure non riescono a descriverla, e nemmeno a farne una figura con tratti di grafite.
Solo che il tempo passa, inesorabile giudice davanti al tuo corpo immobile e impotente. Ecco la differenza con un bambino. Tu non riesci a far uscire nient'altro, le tue mani restano appoggiate ad un bianco che ti acceca, e ti blocca sempre di più. È un vortice infinito, e più passa il tempo più fai fatica ad uscirne.
Rendersene conto è già come aver fatto forza per tentare la scalata, verso quella luce di cui hai bisogno e che dovrà reggere il tuo futuro.
Rendersene conto mettendo verso quell'obiettivo un centimetro per volta. Uno. Due. Tre. La fine è lontanissima, ma arriverà.
Tra un mese la testa e il corpo saranno altrove, mentre un mare ti separerà da un pezzo di futuro, che ora è ad un bivio decisivo.
Quand'eri piccolo sei sempre stato il primo della classe, o giù di lì. Eri quello che imparava in fretta, quello che la maestra "ma quanto è intelligente!". Eri quello che aveva interessi e passioni che gli altri si sognavano. Eri quello che "se ora è così, chissà tra qualche anno". Eri quello che poteva diventare molto, e invece ad un certo punto si è fermato, sparito, bloccato.
Solo che il mondo intorno non si ferma. Non si ferma per nessuno, cazzo, e nemmeno per te. Le delusioni, le sconfitte, le sfide rimandate a mai, il vedersi sorpassare. Fa male.
Ora sei in fondo, ultimo tra gli ultimi. Il recupero sembra impossibile, eppure senti di potercela fare come non mai. Sarà perché c'è lei. È sicuramente perché c'è lei.
Sta per cominciare l'ultima gara. Corri, figlio di puttana, corri.
14 luglio 2009
10 luglio 2009
Odori del tempo
Continuavo a camminare, con la sensazione di essermi aggrappato a qualcosa che non era mio. Rivedevo attimi e fotografie di un tempo che non c'era più, di persone che non c'erano più.
Toccavo l'odore con i ricordi, sembrava quasi si materializzassero lì, davanti a me.
C'era l'armadio vecchio di legno, quello che si chiudeva con la chiave e che si faceva un po' fatica a tenere chiuso: dovevi sapere come fare, quasi come avesse la sua lingua, il suo agire e persino i suoi amici.
C'erano quei baci pungenti, le collane con quel Dio che ti fissava dall'alto, gli occhi di chi ha visto la guerra e l'ha incisa sulla propria pelle, c'era quel cioccolatino lasciato in dono che mi riportava lì ogni volta, c'erano le stradine strette, i mobili che stavano incollati a quelle mura come ragni alle loro ragnatele, c'era la ghiaia del cortile, il gelato a 200 lire, quel circolo minuscolo che ti sembrava di essere a casa, c'era un campo immenso pieno di alberi, i nostri alberi, "che un giorno saranno tuoi".
Continuavo a camminare, come sollevato dalla realtà che mi circondava, per vedere riemergere davanti ai miei occhi visi, mani, momenti, luoghi e sensazioni che avevo solo scordato. Erano lì, da qualche parte, ma erano sbiaditi.
Ci sono odori che a volte ti trasportano da un'altra parte, in un altro tempo, in un altro luogo. Ti fanno ricordare ciò che è stato, e che non è più.
Gli odori del tempo.
Toccavo l'odore con i ricordi, sembrava quasi si materializzassero lì, davanti a me.
C'era l'armadio vecchio di legno, quello che si chiudeva con la chiave e che si faceva un po' fatica a tenere chiuso: dovevi sapere come fare, quasi come avesse la sua lingua, il suo agire e persino i suoi amici.
C'erano quei baci pungenti, le collane con quel Dio che ti fissava dall'alto, gli occhi di chi ha visto la guerra e l'ha incisa sulla propria pelle, c'era quel cioccolatino lasciato in dono che mi riportava lì ogni volta, c'erano le stradine strette, i mobili che stavano incollati a quelle mura come ragni alle loro ragnatele, c'era la ghiaia del cortile, il gelato a 200 lire, quel circolo minuscolo che ti sembrava di essere a casa, c'era un campo immenso pieno di alberi, i nostri alberi, "che un giorno saranno tuoi".
Continuavo a camminare, come sollevato dalla realtà che mi circondava, per vedere riemergere davanti ai miei occhi visi, mani, momenti, luoghi e sensazioni che avevo solo scordato. Erano lì, da qualche parte, ma erano sbiaditi.
Ci sono odori che a volte ti trasportano da un'altra parte, in un altro tempo, in un altro luogo. Ti fanno ricordare ciò che è stato, e che non è più.
Gli odori del tempo.
