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27 gennaio 2010

PermalinkShoah

Considerate che questo è stato.

11 gennaio 2010

PermalinkIl thè caldo

"L'arbritro manda tutti a bere un thè caldo"

È un periodo di ricordi, che riemergono di colpo dopo vent'anni. Buffa la memoria, buffa la vita, che fa sbiadire il passato piano piano, fino a farlo scomparire. Che ne sarà dei ricordi perduti?

Alcuni li avevo persi, ora li ho ritrovati, e a volte basta un niente, come un thè caldo ascoltato durante la telecronaca di una qualunque partita di pallone.
Quante volte l'ho sentita, quante volte non ha mai fatto scattare nulla. Poi un giorno, senza averlo chiesto, ecco quel passato sbiadito che riappare in ogni sua sfumatura: non serve nemmeno chiudere gli occhi, è tutto davanti a te.

I colori di quella maglia, giallo e blu, averla sognata per anni quando eri persino troppo piccolo per poterla indossare, gli allenamenti e le partite "di quelli grandi", i tuoi primi allenamenti, il sudore, il campo di terra, tutti addosso alla palla, il fango, il campo grande, la borsa che preparava la mamma, gli amici del pallone e quelli della scuola, le corse, il pallone più grande di me, l'allenatore, gli schemi, la paura della palla in faccia, l'emozione della prima partita vera, i mille gol presi e nessuno fatto, gli avversari più grandi, la sveglia la domenica mattina, il freddo e il buio del campetto, i tornei in palestra, i mille cambi di ruolo, l'emozione della fascia da capitano, le delusioni, tu che cresci e non sai più cosa vuoi, l'allontamento, l'addio.

Mille polaroid, una dopo l'altra.

Tutto per un thè caldo, quello che anche tu bevevi tra il primo ed il secondo tempo. Non l'avevo mai bevuto il thè, o comunque nemmeno mi piaceva. Ma quello aveva un sapore particolare, perché era quello della partita.

Bambini, amici, avversari. Ho giocato un po' dappertutto, perché a quell'età è giusto così, e la squadra all'inizio era un'accozzaglia di bimbi affamati di pallone, in cui non esistevano nè schemi nè ruoli: terzino destro, stopper, ala, regista. Alla fine sono rimasto lì, in mezzo al campo, o sulla fascia destra o in mezzo dietro le punte. Era quello che volevo fare, il regista: d'altronde erano gli anni di Roberto Baggio, del 10, del regista per eccellenza. Poi quasi di colpo finisce tutto, e tu inizi un altro capitolo della tua vita.

"L'arbritro manda tutti a bere un thè caldo"

21 dicembre 2009

PermalinkCome fosse Agosto

Che uno fa presto a dire "7 millimetri". Uno si aspetta che le misure siano uguali per tutti, un po' come le leggi. Perché in un tempo lontano c'è stato qualcuno che ha detto: "Questo è 1 metro" e di conseguenza 1 metro è rimasto 1 metro.

E uno si fida di certe cose, perché le conosci da quando sei nato, perché son sempre state così. Ma non è mica vero.

Capita che devi cambiare il rasoio tagliacapelli, che ormai son quindici anni che non vai da un parrucchiere e fai tutto da te, memore dei ricordi della tua infanzia, quando entravi dal parrucchiere, spiegavi per filo e per segno cosa dovesse fare, e non c'era mai una volta, dico una, che ne uscivi soddisfatto con il taglio che avevi chiesto.

Dicevo: capita che devi cambiare il rasoio tagliacapelli, perché quello che usavi non va più, taglia male, strappa, eccetera...ecco che allora apri il rasoio nuovo nuovo, col suo odore di nuovo nuovo, coi suoi pettini nuovi nuovi, con le sue lame nuove nuove, e come un automa metti il solito pettine "7 millimetri" nuovo nuovo, e accendi con la massima tranquillità il tuo rasoio nuovo nuovo, e cominci ad tagliare con sicurezza e velocità i tuoi capelli vecchi vecchi.

E qui c'è la svolta.

Perché i soliti 7 millimetri non son più 7 millimetri, e di colpo ti ritrovi con un taglio-mare-estivo che saranno sì e no 4 millimetri, ma ormai chi si fida più delle misure.

La settimana prima di Natale. Con -10°. Come fosse Agosto.

06 dicembre 2009

PermalinkAvrà i tuoi occhi

Vorrei tornare a scrivere come una volta, manca il tempo o forse il tempo si è solo trasformato in altre cose, in egual modo importanti. "Ho migliaia di libri ancora da leggere".

Vedo barlumi di creatività che si era assopita che ora riemergono, si fanno strada, si materializzano e si stampano su carta, eterni.
Era quello che avevo perso, e che ora ho ritrovato. Si può perdere se stessi, ma ci si può ritrovare. Ritrovarsi. "Uscir dalla brughiera di mattina dove non si vede a un passo, per ritrovar se stesso".

Trovarsi di nuovo, rivedere quella persona perduta, ora di nuovo riflessa in uno specchio. Ho detto buongiorno ad un vecchio che passeggiava con il suo cane, in questo mondo ci si dimentica della cortesia. "Sono gentile. La gentilezza è importante".

Avere tutta la vita davanti, e vederla crescere giorno dopo giorno, come se fosse ancora una tela bianca da dipingere insieme. "Il vento ci porterà via con sè".

Ho una tela immensa che si colora lentamente. Ci sono io. E ci sei tu. Colori distinti, diversi, ma che si incrociano e si fondono per crearne di nuovi, splendidi e unici.
C'è la nostra casa. Ci sono i nostri cani.
C'è una splendida bambina, avrà i tuoi occhi.
Ho il timore di non saperle insegnare nel modo giusto ad affrontare questo mondo. "Ti ho preso un disco da ascoltare il giorno del tuo compleanno, ballerai con me?".

30 ottobre 2009

Permalinksettecentotrenta

Ho visto la felicità, ed ha il colore dei tuoi occhi.
Ho visto la felicità, ed ha il sorriso del tuo viso.
Ho visto la felicità, ed ha le mani come le tue.
Ho visto la felicità, ed ha la perfezione del tuo cuore.

"Presi un po' di neve bianca, la misi in frigo per regalartela in una notte d'estate, pensando al Natale".

settecentotrentagiorniinsiemeate.

27 ottobre 2009

PermalinkIl taxi bianco

Ci si ritrovò, improvvisamente, a veder auto bianche che lentamente invasero le città. Prima pochissime, di solito scassate ed economiche, di solito usate per lavoro o poco altro. Poi cominciarono ad apparire auto di grossa cilindrata, SUV, sportive, e da lì a poco fu un'invasione vera e propria.
Ci fu un momento, uno o due anni fa (chi si ricorda più), in cui l'auto bianca diventò lo status symbol della figaggine, che andava dalla Fiesta all'Audi TT. Era tutto uno spento bianco/finto elegante, che inondò anche la pubblicità.

Se non avevi l'auto bianca non eri nessuno, non importava quale auto.

A distanza di tempo, vedere tutte queste auto bianche in giro fa un certo effetto, ed è uno solo: che sembra che ci sia una cazzo di moltitudine di taxi, in giro per la città, e mai nessuno che si ferma quando li chiami.

03 settembre 2009

PermalinkGaetano

Scirea
Son già passati vent'anni da quel giorno là. Ciao capitano.

E invece nessuno è stato grande come Gaetano, perché gli altri, compresi i sommi Beckenbauer e Baresi, erano difensori che avanzavano, lui era difensore in difesa, centrocampista vero a centrocampo, attaccante vero in attacco. Era unico.

(Luigi Garlando, «L'esempio di Scirea, una favola che vive». La Gazzetta dello Sport, 3 settembre 1999)