badge

16 novembre 2008

PermalinkFacebook, aggregatori, social-cazzi e mazzi (o anche "Chi Sei Tu Che Ti Trovo Nelle Persone Che Potrei Conoscere Su Facebook?" *)

[Questo post contiene molte volgarità, per qualcuno; solo parolacce, per qualcun altro. Perché è stato scritto di getto buttando fuori i pensieri, e quindi ci saranno anche molti errori grammaticali o di battitura. Echeccazzo. Ops.]




Io sono una persona ordinata. Molto ordinata. A volte fastidiosamente ordinata.
Cose che vanno dal tenere centinaia di CD in rigoroso ordine alfabetico e per anno d'uscita; oppure un desktop del portatile che da quando ho adottato la filosofia dell'Inbox Zero associata al GTD rasenta la perfezione zen; o ancora un client e-mail rigorosamente diviso per cartelle precise al singolo click, con script automatici, shortcut che neanche Dio e quant'altro.

Spesso e volentieri prendo brandelli della mia vita e getto via tutto: è incredibile quante cazzate si possano accumulare nel tempo, siano esse fisiche o digitali.
Appunti, fogli, ritagli di giornale, quotidiani, mensili, CD, archivi dei file, copie degli archivi dei file, backup, url che non si visiteranno mai, foto che non ricordavi nemmeno di possedere, Gigabyte di dati di quasi un decennio, magliette che non ti entrano più, jeans che non metti da dieci anni, maglioni che non hai mai messo, roba chiusa in una stanza da 10-15 anni, VHS con registrato Rambo o Rocky (i primi eh), lettere.
Sì, giovane lettore, una volta si spedivano persino delle lettere. Di carta, cazzo.

È trasversale.

Periodicamente getto via tutto, e nonostante ciò periodicamente c'è sempre qualcosa da buttare.

Trasportando il discorso in quella "Rete" che frequento ormai da più di dieci anni, il discorso non cambia, anzi rischia di crescere esponenzialmente col tempo. E di implodere.

In questi mesi ho cancellato account da siti e servizi che non ho mai sfruttato, o che non utilizzo più, o altri a cui ero iscritto chissà poi perché, nella smania del voler avere un account ovunque. A tutti i costi. Ma che non serve a un cazzo.

Infatti scoppia tutto. E io riduco, sto riducendo ovunque, tutto. Togli, cancella, rimuovi, delete, delete, delete.

Alcuni account che si aprono in due click diventa quasi un'impresa toglierli, con un necessario scambio di e-mail di conferma, di inserimento di codice html che manco il KGB, di ri-conferme tramite e-mail, ecc.

E allora via tutte le puttanate che non hanno senso di esistere, via le presunte "amicizie" (il termine più abusato del social-cazzo-network del XXI secolo) di gente mai vista e nemmeno frequentata nell'ambito della rete.

La verità è che dal mio punto di vista sta diventando un puttanaio. Un enorme, confuso, esorbitante, fastidioso puttanaio.

Prendo nel mucchio.
Qualche anno fa MySpace: lo odiavo, cazzo. Eppure mi ci ero iscritto, con la presunzione di volerne cavare qualcosa di buono, specie per un presunto musicista come me all'epoca.
Ma era un troiaio: presunte amicizie che diventano camionate di spam riversate su tutti i profili, aree dei commenti che venivano utilizzate per promuovere i propri cazzi o per scambiarsi messaggi in teoria rigorosamente privati.
La verità è che la quasi totalità degli utenti di un servizio non sa un cazzo o se ne fotte allegramente di regole, di buonsenso, di correttezza, di semplice educazione. L'educazione era inesistente. Se devi mandarmi un messaggio strettamente privato, perché cazzo lo scrivi al mondo intero? Se vuoi avere una connessione con me per presunti gusti musicali simili o chissà cos'altro, perché cazzo poi inondi la mia casella di mail promozionali di cui non me ne può fottere di meno?

E via dicendo. Nessuno che ascolta. Tutti che urlano.

Ora Facebook. Dio maledica Facebook, qualora esistesse. Dio, mica Facebook.

In Italia si è assistita ad una migrazione di massa di utenti MSN o quelle cagate lì verso Facebook. È stata un'invasione, quando fino a qualche mese fa Facebook non se lo cagava nessuno, o perlomeno era una cosiddetta rete sociale sfruttata da chi le reti sociali le ha sempre usate e conosciute. Un'invasione di persone che sanno a malapena accendere un computer e si iscrivono ad un social network. Un. Social. Network. Che?

Ora è anche lì un troiaio. Di proporzioni inenarrabili.

No, non mi voglio iscrivere al tuo cazzo di gruppo. No, non mi voglio iscrivere al tuo fottuto gruppo per chi non approva i gruppi. No, non ti aggiungo come amico, perché non sei un mio cazzo di amico. No, non posso perdere le mie giornate a giocare a tutti quei cazzo di test tipo "chepersonaggiodistaminchiasei?". No, cazzo. No, no, no.
E allora via duecento e passa wannabe friends, perché all'epoca ti era sembrato scortese rifiutare la loro richiesta. Andateveneaffanculo.

Solo che ci cadi comunque. E allora ecco che come un'automa ti iscrivi a decine, centinaia di gruppi in cui non scriverai mai una fottuta parola, e che di fatto non sono trattati da gruppi di discussione da nessuno degli iscritti.
No, la tua iscrizione non salverà nessuno. Le catene di Sant'Antonio o le petizioni online, siamo a quei livelli lì, gente. Rumore di fondo assoluto, nessuno spunto degno di essere letto. Piattume totale. Educazione alla rete inesistente. Educazione pura e semplice inesistente. E allora via l'iscrizione inutile a un centinaio di gruppi inutili. E vaffanculo.

Poi c'è il capitolo aggregatori sociali, il cosiddetto lifestreaming tipo FriendFeed. Ora, io FriendFeed l'ho snobbato per mesi, ma quando decine di autorevoli amici ne raccontano le lodi continuamente...cazzo, un giro ce lo devo fare pure io.

Di base è un ottima cosa, perché consente di proseguire conversazioni su un argomento andando al di là dei possibili limiti del singolo servizio, e ha delle discrete funzioni di filtro. Tutto ciò senza essere invasivo: non ho una bega da fare e sono comunque davanti ad un fottuto computer tutto il giorno per lavoro? Mi faccio un giro a vedere che si racconta. È un po' come andare al bar. Un po' per lo stesso motivo per cui penso non abbandonerò mai Twitter, anche se pure lì ho segato qualche centinaio di following sepolti dalla polvere o inutili o chissà come cazzo ci erano finiti.
Non perché mi freghi sapere di quando Tizio o Caio vanno al cesso o cosa mangeranno stasera, ma perché in fondo è come accendere la tv (quella buona, che nella realtà non esiste quasi più) o come andare al bar, dove sai che troverai qualche persona con cui scambiare due stronzate, o semplicemente startene zitto ascoltando l'ultima cazzata di Sempronio, o la battuta sul programma in TV che si sta guardando.
Certo, è un fottutissimo passatempo, ma nella vita c'è bisogno di sorridere, e di pensare, e di tenere sempre il cervello acceso. E non è una dipendenza, tutt'altro. È un semplice diversivo che accendi e spegni a tuo piacimento.

E non è la mia cazzo di vita, ok? Quella continuo a viverla ogni secondo nei miei occhi, sulla mia pelle, nella testa e sul cuore. Ogni singolo istante.

Il problema sta nascendo dall'incrocio di tutto ciò. Lo scrivevo l'altro giorno su Twitter: "si chiede se abbia senso replicare Twitter su FB, se deve preferire i likes di FF o i fave di Twitter, se usare FF o i reply o i commenti...".

Ora...è un immenso troiaio. Per il semplice fatto che anche lì non c'è igiene della rete. Forward da un servizio all'altro, possibilità di commentare in tutti i servizi, conversazioni che vengono spezzate e diffuse su varie reti senza avere punti d'incontro e senza possibilità che vi siano. Non gliene fotte un cazzo a nessuno.

Ha senso tutto ciò? Ha un fottuto senso?

Ha senso replicare in Facebook lo status di Twitter? Me lo chiedo, io che lo faccio.
Ha senso commentare uno status su Facebook o ha più senso fare un reply su Twitter?
Ha senso commentare questo post qui dove appartiene, o farlo su Facebook? O su FriendFeed?
Ha senso mandare link di discussioni decontestualizzate di FriendFeed su Twitter, che a loro volta vengono rimbalzate decontestualizzate e commentate su Facebook?
Ha senso mettere un fave su Twitter, o meglio un like su Friendfeed?
Ha senso mettere un fave che ora ci sono anche su Tumblr, o ha senso re-bloggarlo? O lo posto su Facebook?
Ha senso aggregare i feed dei propri contenuti in decine di posti diversi?
Non bastava un caro e buon vecchio feed reader con i suoi cazzutissimi RSS?

Ha senso usare Twitter per fare dei fottutissimi spam dei propri post? Non dico ogni tanto, quello ha senso, ma un account creato sistematicamente solo per quello?
Ha senso questa enorme Babele di cazzi altrui, sparata a milioni di decibel senza nemmeno chiedere il permesso?
Ha senso condividere contenuti personali su ogni servizio possibile e immaginabile, mischiando l'ambito professionale con il fottutissimo cazzeggio?
Ha senso tutto questo rumore?

No. Per me non ha più senso. E mi limito a quei pochi servizi/reti sociali che ancora utilizzo e che non ho ancora cancellato. Solo che cercare di fare un uso consapevole di ogni mezzo, cercando di sfruttarne i pregi e con il rispetto delle regole e di chi ti segue...ecco, è un cazzutissimo problema. Perché non ci sono vie di mezzo. Perché non c'è un'educazione alla rete. Mancano i fondamentali, gente.

Per quanto uno possa diventare rigoroso, cancellare, eliminare, scremare, selezionare...non ha senso restare dentro a dei sistemi la cui maggioranza non rispetta quelle stesse regole.

Rumore di fondo totale. Assordante.
Un'immensa, totale, inutile presa per il culo reciproca.

Allora diventa una tentazione orgasmica quella di cancellare tutto. Delete account. Delete account. Delete account. Libertà vera o solo la presunzione di assaporarla per un secondo, prima di iscriversi al nuovo, fighissimo servizio 3.0 che salterà fuori?

Io ci provo, ancora per un po'. Come ci ho provato negli ultimi mesi, cercando quell'equilibrio che abbia un minimo di senso per me. Ma è un processo complicato, dannatamente lungo. E allora piano piano sistemo tutto, e sistemo pure le mie contraddizioni che emergono in questo post.

Nel mentre spolvero e tolgo spazzatura di memoria pure in casa, che ce n'è sempre. Non sentiatevi offesi se da un giorno all'altro non sarò più nella vostra rete di social-cazzo amici che neanche si conoscono, o se non condividerò con una marea di sconosciuti i miei pensieri, o se deciderò di farlo solo con chi vorrò io, o se cancellerò tutto quanto definitivamente, ma anche no.

Vi amerò comunque, non avendovi preso per il culo, ma avrò amato più me stesso.

* questa è una citazione

6 comments:

maje :

sissignore. so' d'accordo. e non dico più (sarei come quello al bar che segue la discussione in silenzio e che alla fine dice: "l'utile è soltanto l'indispensabile"). 'notte

Lore! :

D'accordo su tutto, o quasi.

[per quanto ultimamente abbia rivalutato facebook (praticamente l'unico modo con cui gestisco i contatti con i colleghi di corso. E in quel caso specifico, sapere tutto di tutti fa comodo. Si scoprono cose interessanti: esercitazioni da svolgere, altre pagine da studiare e a volte nasce pure qualche interessante discussione sui vari lavori..).]

Daniele :

@lore: la penso anch'io così, il problema lo vedo più in questa ondata di iscrizioni e relative richieste, e nella convergenza assurda e incontrollata di altri servizi dentro altri servizi dentro altri servizi...all'infinito diventa un macello.

Certamente come tutti gli strumenti può avere degli usi utili, interessanti o semplicemente divertenti, da bar appunto.

Il problema secondo me è di etica di chi ci finisce, e per come sono fatto io sta diventando tutto troppo incontrollato.

Se uso un mezzo è perché porta un beneficio (di qualsiasi tipo) nella mia vita, altrimenti diventa una perdita di tempo non-sense.

Poi c'è tutta la questione di poca trasparenza di Facebook e del trattamento dei tuoi dati (ad esempio tutto quello che ci metti non ha diritto e può essere riutilizzato senza il tuo consenso).

Non sono mai stato paranoico su questioni di privacy ecc., dico solo che molti, troppi si lasciano andare a delle leggerezze.

Non capisco nemmeno chi dice di usarlo per lavoro, mischiandolo al cazzeggio più puro: il mio punto è che si dovrebbero usare i mezzi adeguati per ogni necessità. Voglio sfruttare la rete per questioni e opportunità lavorative? Bene, c'è LinkedIn.

È solo un esempio, e pensa che il tutto è partito proprio dal mio bisogno di ordine e minimalismo che fa parte del mio modo di pensare e vivere. È che vedo la deriva all'orizzonte, e allora per me è arrivato il momento di ridurre e di fare delle scelte.

Anonimo :

Sono arrivata a questo post per caso: è fantastico! L'ho letto tutto d'un fiato. Posso citarti su FB??? (no, non è una battuta!)
Paola

Daniele :

Fai pure, è la chiusura del cerchio (tra l'altro credo sia già finito su FB questo post). Cortesemente, cita la fonte con un link.

Anonimo :

Come minimo...

Posta un commento