Di nuovo.
Come per Terry Schiavo, come per Piergiorgio Welby, come per molti altri. Casi diversi, punti di vista diversi, ma sempre con una persona al centro della questione, e la libertà e il diritto di scegliere. Quello che sta succedendo in questi giorni, anno di grazia 2009, nella Repubblica (ufficialmente ancora lo è) Italiana, è qualcosa di disumano, di ipocrita, di viscido, di egoista (avessi le forze, ci sarebbe un capitolo a parte da scrivere per la violenza che esplode ogni giorno di più, per l'ipocrisia di fronte alla povertà, per l'abominio della legge che obbliga i medici a denunciare i malati immigrati irregolari, lo farò forse più avanti).
Torno a scrivere qui sopra per una questione altissima.
Oggi parlo di eutanasia, o di interruzione della vita, chiamatela come vi pare.
Può capitare ad ognuno di noi, ad ognuno di noi che vive una vita bella o brutta, felice o disastrosa, piena di futuro o aggrappata ad un evanescente presente. No, non toccatevi le palle, perché può succedere a tutti.
Una vita così, che da un minuto all'altro si spegne pur rimanendo in questo mondo, per quanto ancora non si sa, appesa ad un sondino, o ad una macchina per la respirazione artificiale, o chissà cos'altro ci sarà nei prossimi anni.
E allora torno a scrivere qua sopra per una questione che ritengo di fondamentale importanza: non è triste, non porta sfiga, è quello che penso e quello che desidero, se mai un giorno dovesse-capitare-che.
E lo dico oggi, nel pieno delle mie forze, della mia vita, in stato di lucidità e nel periodo più felice che ho mai vissuto, perché chi mi ha amato, chi mi ama e chi mi amerà possa fare qualcosa per me, qualora non fossi in grado di esprimerlo.
Spegnetemi.
Fatelo sapendo che è la mia volontà, il mio desiderio, fatelo per me.
E se in questa specie di Paese ancora non sarà presente una legge sul testamento biologico, battetevi con tutte le vostre forze per esaudire il mio desiderio.
Spegnetemi, staccate le spina, e se vi sarà impedito inciampate nel filo.
E fottetevene della gente che pregherà per la mia vita, che vi griderà "Assassini!", che vi confonderà le idee facendovi passare per mostri, che invocherà il perdono di Dio, quello stesso Dio in cui voi forse credete che mi avrebbe già lasciato andare.
Io non ci credo, e le scelte che riguardano la mia vita sono solo cazzi miei. Che spendano le loro forze per dare un senso alla loro vita e a quella dei loro figli, non alla mia. Non alle loro ipocrisie.
Mamma, papà, voi mi avete dato la vita, non Dio. Voi mi avete donato la vita, che è solo mia, e di nessun estraneo che si arrogherà chissà quale diritto su di essa.
Passate sopra alla loro ipocrisia, passate sopra alle loro battaglie ideologiche, passate sopra al loro finto interessamento per la mia vita, che domani si saranno già dimenticati. Impedite loro di entrare con la loro ipocrisia e il loro credo nella mia, nella nostra vita.
Fottetevene di tutti quanti, perché io non voglio nè il loro parere, nè i loro consigli, nè il loro aiuto.
Inciampate in quel filo, chiudetemi gli occhi e toglietemi il respiro.
Spegnetemi, sapendo di fare ciò che voglio, perché quella non sarebbe vita, sarebbe un'infinita sofferenza, per me e per voi.
Mamma, papà, fratello, amore mio, figli che avrò, amici, chi mi ha amato e mi amerà, fatemi questo regalo, sapendo che è quello che voglio. Ponete fine ad una sofferenza atroce.
La sofferenza e la condanna di vivere chissà quanti anni guardando un soffitto, la sofferenza che procurerei a chi mi sta accanto, togliendo anche a loro una vita che merita di essere vissuta in tranquillità e felicità per il resto dei loro anni. Non posso condannarvi a questo, non voglio condannarvi a questo.
Spegnetemi.
Spegnetemi sapendo che con quel battito di ciglia, con quel sorriso appena accennato, con quel movimento appena percepito, che molti innalzeranno come baluardo in difesa della vita, vi starò implorando di staccare quella spina ancora con più determinazione e con un sorriso, vi starò urlando "Basta! Lasciatemi andare!".
Perché quei gesti non sono nè un sì nè un no che la gente si sforzerà di comprendere, non sono un aggrapparsi a questa non-vita che quegli ipocriti tenteranno di farvi credere: vi starò implorando di farlo, di spegnermi, e quell'ultimo sussulto, quell'ultimo bagliore nei miei occhi sarà solo un "grazie", pieno di felicità, per avermi donato la libertà, e per averla restituita alle vostre vite.
Se la mia mente dovesse essere cosciente, ma il corpo completamente immobile, spegnetemi ugualmente, non potrei sopportare di non-vivere così per chissà quanto, rubandovi il vostro amore.
Spegnetemi.
Spegnetemi perché quella non sarebbe vita, nè per me nè per voi.
Spegnetemi perché quella presunta vita, io, non la voglio vivere, nè per uno, nè per dieci, nè per mille anni.
Spegnetemi perché vi amo, e non vi costringerei a tutta quella sofferenza.
Spegnetemi perché vorrà dire che saprete accettare la morte, che appartiene al percorso naturale di ogni vita.
Spegnetemi perché lasciandomi andare vivrete voi la mia vita.
Spegnetemi perché la mia vita non è solo la mia mente e la mia coscienza; la mia vita è il mio corpo, sono i miei occhi, la mia bocca, le mie orecchie, il mio naso, i miei capelli, le mie braccia, le mie gambe, il mio camminare tra la gente, le mie corse nei prati, il mio gustare un buon bicchiere di vino, il mio guardare il tramonto sull'oceano, i miei baci all'amore della mia vita, il mio fare l'amore con lei, il mio viaggiare km in auto, il mio sudore, le mie idee scritte su carta, le parole che dirò, le canzoni che canterò, i piatti che gusterò, i sogni che farò, il mio cuore che batte e scoppia di emozioni, la mia pelle, sfiorare la sua, gli abbracci a voi, il mare, la neve, il sole che sento addosso, il mio essere cittadino del mondo, gli sguardi dei bambini che incrocierò, le carezze che darò, i pugni che tirerò, le mie urla di felicità, le mie lacrime di tristezza, i pianti da bambino, quelli da grande, la prima sbronza, i miei costumi di carnevale, i miei giri in bicicletta, le discussioni, le risate con gli amici, i regali ricevuti e quelli donati, le cene insieme, i miei voti a scuola, il mio primo giorno di scuola, le mie battaglie perse, le mie delusioni, i miei traguardi, la mia pelle d'oca, le passeggiate di notte, il suo profumo, le vostre parole, tutte le mie emozioni in fila una dietro l'altra.
Perché questo è vivere.
Perché solo questa sarebbe la mia vita.
Io amo la vita, e amo le persone che mi stanno accanto.
Io sono il mio corpo, non un'anima senza corpo.
Spegnetemi con tutte le vostre forze se la vita mi costringerà a tutta quella sofferenza. Ridatemi la libertà, ridatevi la libertà, per l'amore che abbiamo l'uno dell'altro.
Donate i miei organi, donate tutto ciò di me che possa ancora funzionare, perché quello sarà il gesto del vostro amore, sapere che qualcuno potrà aver restituito un pezzo di vita, grazie a me.
Onorate la vita. Donate tutto me stesso.
Che il mio cuore possa ancora battere, emozionarsi, scoppiare di mille emozioni nel petto di qualcun altro.
Donate ogni centimetro di me.
Questo è quello che voglio, che desidero, che ritengo giusto, che è la mia scelta; non quella di qualche Dio, non quella di qualche coglione che vorrà pulirsi la coscienza dai suoi scheletri nell'armadio. Questo è il mio amore nei vostri confronti e il vostro nei miei.
Spegnetemi.
Spegnetemi e non esitate di fronte ai miei occhi, non piangete, ma gioite, perché starete facendo quello che desidero con tutto il cuore. Quel mio sguardo vi starà dicendo "grazie", ancora una volta.
Spegnetemi, e donatemi la felicità, che è il traguardo di ogni vita.
In quel momento stringetemi forte, datemi un bacio, e lasciatemi andare, facendomi il regalo più grande e immenso per ogni essere vivente. Essere felice.
Datemi la felicità.
Datemi il vostro amore, vivendo appieno le vostre vite, ricordandomi con un sorriso, con le mie risate, con tutta la felicità e l'amore che abbiamo passato insieme.
Sollevatemi e sollevatevi da tutta quella sofferenza.
È tutto quello che voglio.
Quello sarà il nostro onorare la vita.
Quello sarà il nostro più grande gesto d'amore.

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