Continuavo a camminare, con la sensazione di essermi aggrappato a qualcosa che non era mio. Rivedevo attimi e fotografie di un tempo che non c'era più, di persone che non c'erano più.
Toccavo l'odore con i ricordi, sembrava quasi si materializzassero lì, davanti a me.
C'era l'armadio vecchio di legno, quello che si chiudeva con la chiave e che si faceva un po' fatica a tenere chiuso: dovevi sapere come fare, quasi come avesse la sua lingua, il suo agire e persino i suoi amici.
C'erano quei baci pungenti, le collane con quel Dio che ti fissava dall'alto, gli occhi di chi ha visto la guerra e l'ha incisa sulla propria pelle, c'era quel cioccolatino lasciato in dono che mi riportava lì ogni volta, c'erano le stradine strette, i mobili che stavano incollati a quelle mura come ragni alle loro ragnatele, c'era la ghiaia del cortile, il gelato a 200 lire, quel circolo minuscolo che ti sembrava di essere a casa, c'era un campo immenso pieno di alberi, i nostri alberi, "che un giorno saranno tuoi".
Continuavo a camminare, come sollevato dalla realtà che mi circondava, per vedere riemergere davanti ai miei occhi visi, mani, momenti, luoghi e sensazioni che avevo solo scordato. Erano lì, da qualche parte, ma erano sbiaditi.
Ci sono odori che a volte ti trasportano da un'altra parte, in un altro tempo, in un altro luogo. Ti fanno ricordare ciò che è stato, e che non è più.
Gli odori del tempo.

Odori del tempo
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