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18 agosto 2009

PermalinkL'ultima gara

Come pastelli su carta.

È quasi come disegnare quando si è bambini. Si ha davanti un foglio bianco, milioni di pastelli colorati, mille idee per la testa su figure esistenti e non, e la totale incapacità di fermare quelle fotografie su carta.
Solo che non gliene importa niente di fare quella cosa lì, i bambini disegnano e basta.

Anche i tuoi occhi vedono dentro di te esattamente quella cosa lì, eppure non riescono a descriverla, e nemmeno a farne una figura con tratti di grafite.
Solo che il tempo passa, inesorabile giudice davanti al tuo corpo immobile e impotente. Ecco la differenza con un bambino. Tu non riesci a far uscire nient'altro, le tue mani restano appoggiate ad un bianco che ti acceca, e ti blocca sempre di più. È un vortice infinito, e più passa il tempo più fai fatica ad uscirne.

Rendersene conto è già come aver fatto forza per tentare la scalata, verso quella luce di cui hai bisogno e che dovrà reggere il tuo futuro.
Rendersene conto mettendo verso quell'obiettivo un centimetro per volta. Uno. Due. Tre. La fine è lontanissima, ma arriverà.

Tra un mese la testa e il corpo saranno altrove, mentre un mare ti separerà da un pezzo di futuro, che ora è ad un bivio decisivo.

Quand'eri piccolo sei sempre stato il primo della classe, o giù di lì. Eri quello che imparava in fretta, quello che la maestra "ma quanto è intelligente!". Eri quello che aveva interessi e passioni che gli altri si sognavano. Eri quello che "se ora è così, chissà tra qualche anno". Eri quello che poteva diventare molto, e invece ad un certo punto si è fermato, sparito, bloccato.

Solo che il mondo intorno non si ferma. Non si ferma per nessuno, cazzo, e nemmeno per te. Le delusioni, le sconfitte, le sfide rimandate a mai, il vedersi sorpassare. Fa male.
Ora sei in fondo, ultimo tra gli ultimi. Il recupero sembra impossibile, eppure senti di potercela fare come non mai. Sarà perché c'è lei. È sicuramente perché c'è lei.

Sta per cominciare l'ultima gara. Corri, figlio di puttana, corri.

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